Il derby di Milano è sempre una partita a sé stante.
Sì sfidano due squadre dalla grandissima tradizione, due tifoserie calde, due gruppi dal grande tasso tecnico/tattico. Tutto ciò prescinde dai punti in classifica: non importa se l’Inter era 10 punti avanti al Milan in classifica. Il derby di Milano è sempre una partita a sé stante.
Questo derby di ritorno è stato vinto dai rossoneri per 1 a 0. Ha vinto il cortomuso allegriano, con Estupinan che chiude col goal una grande azione e tanto è bastato per portare a casa i tre punti. Adesso l’Inter è a +7, ma non è questo il punto. Ad arrovellarmi il cervello è il rammarico, perché questo Milan non è così tanto inferiore all’Inter. Lo è forse sulla carta; lo è forse a livello di interpreti, con i nerazzurri ad avere oggettivamente una rosa più profonda e completa. Ma poi in campo non si nota così tanto; dalla carta il tutto si trasferisce sul reale ed il Milan vince, anche convince in molti casi. Ma quindi come si spiega quel distacco in classifica? Perché il Milan è comunque così lontano dalla vetta?
In filosofia esiste un concetto, che qui riporto estremamente sintetizzato ed adattato, che approfondisce la dicotomia tra specchio reattivo e specchio creativo. In soldoni il Milan è una squadra parecchio reattiva. Reagisce reattivamente a specchio con l’avversario: più quest’ultimo è forte, più il Milan è forte. Lo si è visto praticamente in tutti i big match, quasi tutti portati a casa con prestazioni tutto sommato convincenti. Ma contro le cosiddette piccole il Milan non contrasta con reattività, poiché spesso e volentieri dall’altra parte trova difese schierate, paura che genera estrema attenzione nel non subire reti, ed i rossoneri inciampano mancando di creatività.
È come se la squadra guidata da Allegri non riuscisse a creare dal nulla. Sicuramente qui ritorna in gioco la rosa, priva di talenti cristallini che inventano l’impossibile per scardinare le difese avversarie. Oppure manca quel centravanti che, con mestiere e senso del goal, riesca a trasformare in oro una palla sporca, un rimbalzo fortuito, un cross sbilenco.
Il derby di Milano è sempre una partita a sé stante, e sono felicissimo di averlo vinto come un neonato attaccato alla tetta della mamma. Ma contemporaneamente volevo condividere il mio filosofico rammarico per questo Milan reattivo e non creativo, forte in contrapposizione alla forza ma incapace di vincere dal nulla. E per raggiungere il citatissimo “obiettivo del quarto posto” la reattività probabilmente sarà sufficiente, ma per vincere lo scudetto bisogna essere uno specchio completo…

