È già successo negli anni scorsi (gli ultimi della gestione Berlusconi, quelli del portaborse cinese, il nefasto avvento di RedBird), ma adesso la situazione è degenerata. Divisi prima sui temi puramente calcistici (allenatore, giocatori, mercato, risultati), oggi i tifosi del Milan sono profondamente spaccati tra loro e arrivano a lanciarsi invettive dai fronti diversi. Una situazione di caos totale in cui Gerry Cardinale ha gettato il club e il suo universo con una gestione che, se prima era torbida e discutibile, adesso è allucinante, grottesca.
Il primo argomento riguarda la contestazione in atto in Italia e all’estero con manifesti affissi ovunque, in cui si chiede la “restituzione” del club ai suoi tifosi, ai suoi valori: “Liberate il nostro Milan” e il timbro in rosso “Wanted” sulle foto di Cardinale e Ibrahimovic. Altre forme sono allo studio e verranno messe in atto, quasi sempre con il coordinamento dell’Associazione Italiana Milan Club e della Curva Sud, ma anche grazie a iniziative di privati. Come quella di un video a Times Square, nel cuore di New York, respinta dalla “policy” dell’azienda che gestisce i megascreen anche perché partecipata da RedBird come socio di minoranza…
Qualcuno non capisce il senso delle proteste, qualcun altro si spinge oltre e le definisce pagliacciate. I tastieristi da social amano emettere sentenze, insulti, giudizi tranchanti senza appello. Non starò a rievocare contestazioni storiche o politiche, siamo pur sempre nel calcio, ma è singolare che qualcuno che si sente offeso a sua volta dalla mala gestione del Milan, preferisca restarsene in silenzio,o scrivere sui propri profili, o addirittura insultando chi alza la voce. Chi affigge manifesti o li pubblica sui social, non ha la pretesa che Cardinale lasci la proprietà o la venda a causa della contestazione, ma la speranza che gli suscitifinalmente qualche dubbio e magari contribuisca a cambiare il vento. Utopia? Qualsiasi protesta, qualsiasi barricata, qualsiasi resistenza nella storia è stata utopistica, ma alcune hanno ottenuto risultati. Anche le più complicate, difficili, impossibili contro retaggi inestirpabili.
Secondo, spinosissimo tema: per la stagione 2026-2027, abbonarsi o no? Ho detto e scritto molto in queste settimane che le proprietà del Milan, purtroppo, dagli anni Sessanta ad oggi hanno avuto pace solo nei lustri di Berlusconi e in pochissime altre occasioni. Io allo stadio ci sono sempre andato, prima da appassionato poi anche come giornalista, non facendo il tifo per Buticchi, Lo Verde, Duina, Colombo, Farina…, ma per la maglia rossonera. Oggi si aggiunge la strategia di una proprietà che persegue proprio questo: lo svuotamento di San Siro da parte dei tifosi tradizionali, a favore di turisti, visitatori, passanti. Il business, prima di tutto: si fottano i club e la Curva.
Esiste il libero arbitrio: io mi abbonerei eccome per la prossima stagione, ma capisco profondamente e rispetto chi si sente disilluso e tradito, rinunciando a vedere le partite del Milan anche in tv. Lo capisco. Non insultarsi tra opposte linee di pensiero mi sembrerebbe opportuno, non esiste una linea che demarca il territorio separando i tifosi veri dai complici, in base alla scelta di un certo tipo, ma è difficile entrare in cervelli piccoli. Ed esasperati.

