Nella giornata delle rimonte in zona Cesarini anche Juve-Milan dà il suo contributo. E allo Stadium Amorim non la vince per un pelo con una prova a mio avviso di difficile lettura. A conti fatti mi chiedo: non è che per caso ha sbagliato una formazione che, mai come in questa occasione, sembrava facile facile?
L’undici iniziale mi sorprende, mischia le carte e confonde gli stessi giocatori, con Rabiot e Saelemaekers spaesati, a tratti imbalsamati in una zona di campo che evidentemente li limita e non poco. Eppure le alternative – almeno lì dietro la punta – ci sono eccome.
Nel primo tempo la squadra appare spenta e subisce l’aggressione della meno folta mediana bianconera. Il solo Musah in qualche frangente si muove a dettare il passaggio con Modric – che andrà dosato con attenzione – non ancora nella miglior forma.
Intanto Gonçalo Ramos fa presenza, ma, in questo caso, se vuoi cambiarlo e guardi verso la panchina…
Nella seconda frazione l’allenatore insiste nelle sue scelte fino al palo di Conceicão. Poi probabilmente prende paura e cambia quasi tutto. Dentro Chukwueze, Loftus e Cisse: stravolta la linea dei trequartisti il Milan passa. Il gol del gioiellino “Alfa” è una perla per tecnica e personalità: talento meraviglioso che non va dosato ma solo protetto e coccolato.
A quel punto, i rossoneri – ordinati e nulla più – sembrano in grado di tenere campo davanti a una Juve tutt’altro che arrembante che, negli ultimi minuti, trova comunque il meritato pareggio con Gatti centravanti.
Gara opaca che avevo immaginato in maniera diversa. Non vedo coralità tra reparti né ritmi elevati, soprattutto poca, pochissima convinzione nella riconquista della palla, uno dei concetti cardine del tecnico lusitano. E non è una questione di condizione fisica. Ma di uomini, quindi di scelte. Senza dubbio il pareggio subito nel recupero può cambiare giudizi e pagelle, non può e non deve scalfire la bontà di un’idea di gioco che necessita inevitabilmente di tempo.

