Da assenti ingiustificati a padroni del campo è un attimo. Due tempi, due Milan molto diversi per atteggiamento e organizzazione. Si chiude così con un pari giusto la sfida dell’Olimpico, gara che dà qualche indicazione e che ci lascia imbattuti dopo quattro giornate. Ma anche incapaci di vincere nelle ultime due.
Innanzitutto Amorim continua a non azzeccare l’undici iniziale ma poi è evidentemente lucido nel leggere il momento della squadra e a correggere in corsa, indovinando uomini e posizioni.
Il primo tempo è deprimente: la squadra di Gattuso è solida: pressa ed è fluida e dà la netta sensazione di poter essere pericolosa ogni volta che si affaccia dalle parti di Maignan.
Estupinan conferma che, molto probabilmente, la scommessa di Amorim era ed è persa in partenza. Gioca con gli altri o non gioca, fate voi.
Anche Modric non fa il suo e il dinamismo di Musah manca da morire (e di lì a poco lo vedranno tutti). Ma tutta la squadra fa una fatica immane anche solo a tenere la distanza tra i reparti.
Due gol sotto e ci va anche bene.
Nella ripresa lo spartito è un altro, questione sì di uomini, ma anche di convinzione. Fosse stata completamente ribaltata la partita, non sarebbe stato uno scandalo, concetto che emerge chiaro anche nelle dichiarazioni di fine gara del tecnico biancoceleste.
Diego Moreira impatta sul match come un tornado. I gol sono molti belli e il ragazzo sa giocare a calcio e si vede. Il Milan è attento, centrato, sale in pressione, va a conquistare campo e palloni e sa anche come farlo con ordine. Ed è questo in generale un punto a mio avviso fondamentale – e che mi intriga molto – del calcio proposto da Ruben Amorim.
Intanto Rabiot sale di tono, Pulisic merita spazio e Cisse continua a dare garanzie importanti. Ramos – ieri senza dubbio poco servito – da vedere e rivedere. Il fatto che non ci sia un’alternativa può diventare un problema serio.
E il debutto in coppa è dietro l’angolo.
Ivano Granato

