Carta d’identità smarrita – di Luca Serafini

A metà ottobre, dopo circa 3 mesi di lavoro con un allenatore nuovo e una rosa profondamente rinnovata, una squadra inizia (dovrebbe iniziare) ad avere una fisionomia precisa, un’identità propria. Quantomeno riconoscibile. Si parte dal modulo per arrivare alla formazione titolare, o viceversa, come pare meglio al tecnico, ma per quanto possa apparire banale, sono questi i capisaldi di una ristrutturazione, del work in progress. 

Fino ad oggi il Milan sta rinnovando il suo documento personale: per diverse settimane, dopo le costrizioni d’agosto, mutavano gli 11 che scendevano in campo a picconate di 3-4 e anche 5 cambiamenti alla volta, rispetto alle partite precedenti. Adesso che una formazione titolare esiste, si cambia modulo. Come abbia giocato il Milan il primo tempo a Reggio Emilia, francamente non si è capito rispetto a ruoli, posizioni, mansioni. Strategia, finalità. Musah – soprattutto – e Rabiot sembravano due vigili in pista a Monza, Pulisic doveva quasi spostarsi per fare spazio agli esterni, Estupinian non sale nemmeno con l’ascensore, Chukwueze è tornato dalla sosta appannato, Moreira si è sbattuto senza esitazioni. Nel finale del primo tempo, qualcosa è cambiato avanzando le linee con stabilità nella metacampo del Sassuolo, ma la svolta è stata nell’intervallo.
Fuori Estupinian (cosa vede in lui Amorim che nessuno di noi vede, un giorno ce lo dirà) e dentro Modric, rispolverato l’assetto provato dal primo giorno di raduno, i rossoneri hanno giocato la fase migliore della gara. Dopo il gol di Rabiot, però, si sono spenti luce e motori e alla fine bisogna accontentarsi di un (giusto) pareggio, dopo aver avuto la netta sensazione di poter vincere in assoluto controllo. Invece… “Prego, si accomodi” e la squadra di Aquilani si è presa in mano il pallino. 
Ho fretta, abbiamo fretta, di trovare una formazione titolare, un modulo e un’idea di gioco ben determinati. Solo la continuità potrà emettere il verdetto finale sulla qualità della squadra, della rosa, sulle strategie di Amorim, sui risultati abbordabili. Prima di allora, con questa navigazione a vista, la sensazione è del pedone che ogni volta torna indietro per cercare la carta d’identità smarrita. 

Il Talk show dei tifosi rossoneri