Simpatia e antipatia non andrebbero mescolate con le valutazioni professionali, specie tra un giornalista e un protagonista del tempo. Il fatto è che i personaggi pubblici sono come appaiono, al di là della conoscenza personale. Ebbene, non sono mai stato affascinato da Maurizio Sarri: profondo rispetto per il suo lavoro, le sue idee, le sue vittorie, ma i modi, l’immagine, il modo di porsi non mi sono mai piaciuti. Dopo di che non ho mai avuto nessuna difficoltà a esaminare con obiettività pregi e difetti. Le sue dichiarazioni nel post-partita di Milan-Atalanta però mi hanno francamente disorientato, credo di essere in buona compagnia. Si è lamentato ad alta voce dell’arbitraggio di Chiffi. Il fischietto padovano è noto per la sua mediocrità così come per la sua presunzione: domenica a San Siro ha esibito tutto il suo campionario.
Dunque, Chiffi non ha visto un “mani” atalantino molto evidente a centrocampo, da cui è nata l’unica azione pericolosa bergamasca nel primo tempo: il gol di Krstovic sarebbe stato annullato, ma lui quel “mani” non lo ha visto. Non ha visto non solo il “mani” in area di Obric, ma nemmeno la sua deviazione sul tiro di Musah e non aveva nemmeno dato il corner: lo ha corretto e salvato il VAR. Non ha visto il “mani” nettissimo di Kristensen nella ripresa, di nuovo corretto e salvato dal VAR. Ha visto un fallo inesistente di Rabiot nel 1. tempo sulla trequarti e ha ammonito il francese per proteste. Non ha ammonito Ederson per 2 falli e altrettante trattenute in un’ora, poi al 5° intervento da giallo al 69′ finalmente lo ha estratto. Ho elencato 5 (cinque) episodi evidenti, solari, che avrebbero danneggiato il Milan e graziato l’Atalanta.
Dunque, perché non ammettere che – con le sue 8 assenze e la perdita di Kolasinac nel 1. tempo a San Siro – l’Atalanta è stata in balia dei rossoneri per più di un’ora, rientrando in partita solo quando la squadra di Amorim (come al solito) si è appisolata?

