Caro Presidente Cardinale, caro RedBird,
vi scrivo come tifoso del Milan dal giorno in cui sono nato, con la voce di chi ha ereditato questa fede dai propri genitori e la porta con sé ovunque nel mondo, anche quando il fuso orario e la distanza rendono ogni partita un piccolo atto di devozione. Vi scrivo con rispetto, ma senza diplomazia, perché la diplomazia l’avete già consumata voi in tre anni di parole vuote. Partiamo da un dato che, da solo, dice tutto sulla vostra visione del Milan: il primo obiettivo dichiarato dalla proprietà non è stato vincere sul campo, ma costruire uno stadio. Già questo dovrebbe far riflettere. Un club con la storia del Milan, sette Champions League, 19 Scudetti, e la prima ambizione non è tornare a competere ai vertici del calcio europeo, ma realizzare un’operazione immobiliare. Ma va bene, accettiamo anche questo. Peccato che abbiate fallito pure quello.
Quando RedBird ha rilevato il club da Elliott per 1,2 miliardi di euro, la narrazione era limpida: lo stadio di proprietà sarebbe stato il pilastro di una nuova era, moderno, all’avanguardia, pensato e costruito per il Milan e solo per il Milan. Quella promessa si è rivelata uno specchietto per le allodole. Il progetto di San Donato, con i rendering spettacolari, i 40 milioni investiti in terreni, l’impianto da 70.000 posti con hotel, museo e parco urbano, è naufragato tra ricorsi al TAR e resistenze locali, e soprattutto nella crescente certezza che non fosse mai stato un progetto reale, bensì una leva negoziale per forzare la mano al Comune di Milano su San Siro. E infatti così è andata: a novembre 2025 avete acquistato l’area insieme all’Inter per 197 milioni, e il sogno di una casa tutta nostra si è dissolto in un bonifico da 74.000 euro al Comune di San Donato a titolo di rimborso spese. Settantaquattromila euro: la cifra che misura la distanza tra le vostre promesse e la realtà. Ma è sul piano sportivo che il danno è più profondo, perché è lì che si tocca l’anima di un club. Presa la decisione di cacciare Paolo Maldini e Frederic Massara, giusta o sbagliata che fosse, il Milan è rimasto un corpo senza difese, esposto a chiunque. Da quel momento in poi, ogni figura che ha varcato la soglia di Casa Milan ha perseguito i propri interessi, non quelli del club. Il Milan è diventato terra di conquista, saccheggiato da chi avrebbe dovuto proteggerlo.
Voi, Presidente Cardinale, siete un proprietario farlocco, incapace di vedere oltre il segno più sul bilancio di fine anno. Il calcio per voi è una riga in un foglio Excel, non una comunità di milioni di persone che vive e soffre per quei colori. Ibrahimović, a cui nessuno ha mai saputo o voluto definire un ruolo preciso, ha trasformato la sua posizione in un palcoscenico personale, colmando la propria sete di egocentrismo a spese di un club che avrebbe avuto bisogno di sostanza, non di personaggi. Furlani, catapultato nel ruolo di amministratore delegato senza alcuna competenza calcistica, ha fatto più danni della grandine prima della vendemmia. Scaroni? Non posso nemmeno commentarlo, e il silenzio è già fin troppo eloquente. E poi ci sono i giocatori. Uomini pagati milioni per indossare una maglia che generazioni di campioni hanno onorato con il sangue, e che loro hanno portato con l’indifferenza di chi indossa una divisa qualsiasi. Incapaci di mostrare un briciolo di orgoglio, una parvenza di impegno, un minimo di consapevolezza che vestire il rossonero non è un diritto ma un privilegio che si onora ovunque e comunque, nelle vittorie come nelle sconfitte. Il bilancio di tre anni di RedBird è questo: due stagioni consecutive fuori dalla Champions League, un ottavo e un quinto posto, due rivoluzioni dirigenziali totali, un progetto stadio abbandonato, un debito residuo di 489 milioni verso Elliott in scadenza nel 2028, e un futuro societario avvolto nelle speculazioni. Non è sfortuna, non è un ciclo negativo: è l’assenza cronica di un progetto, mascherata dalla sostituzione periodica di tutti i volti tranne quelli che prendono le decisioni vere. Ma sapete cosa mi fa più rabbia di tutto? Che ci state riuscendo. Settimana scorsa ho guardato la partita svuotato di qualsiasi voglia di emozione, come se il destino fosse già segnato, come se il risultato non contasse più. Io, che non ho mai smesso di soffrire e sperare per questa maglia, mi sono ritrovato spento davanti allo schermo, svuotato, esattamente come i giocatori che avevo davanti agli occhi. E ho capito che è questo il vostro risultato più devastante: state svuotando San Siro. State svuotando i tifosi. State prosciugando goccia dopo goccia l’amore, la passione, la sofferenza sportiva che hanno sempre contraddistinto ogni stadio dove il Milan abbia mai giocato. E questo è un crimine che nessun bilancio in attivo potrà mai ripagare.
Perché il Milan non è bilancio. Il Milan non è economia. Il Milan non è business. Il Milan non è Cardinale. Il Milan non è Ibrahimović. Il Milan non è nessuna delle persone che hanno contribuito a trascinare questa squadra nel fango. Il Milan è amore incondizionato. Il Milan è passione. Il Milan è la gioia incontenibile per una finale di Champions vinta. Il Milan è la gente che esulta per l’ultimo Scudetto conquistato, e forse l’ultimo per tanto, troppo tempo. Il Milan è piangere perché un giocatore che hai amato se ne va al Real Madrid. Il Milan sono i tifosi. Il Milan siamo noi. Finché non capirete queste sfaccettature, finché non entrerete nelle pieghe più profonde di questa storia, finché non avrete vissuto sulla vostra pelle cosa significhi davvero essere Milan, non potrete mai, e poi mai, risollevarlo dalla situazione in cui voi stessi lo avete portato. Potrete solo peggiorare le cose, come avete fatto finora, sistematicamente, con la precisione involontaria di chi distrugge senza nemmeno rendersi conto di cosa sta distruggendo. Vi esorto a un esame di coscienza, anche se, vedendo quanto accaduto in questi tre anni, temo che di coscienza ce ne sia poca in voi. Ma vi chiedo comunque di fermarvi, di guardarvi dentro, e di chiedervi onestamente se non sia arrivato il momento di cedere il passo a qualcuno che possa realmente portare avanti tutto quello che il Milan vuole dire. Non tutto quello che il Milan può rendere.
Tutto quello che il Milan vuole dire.
Con il dolore di chi ama senza condizioni ma non accetta più di essere preso in giro,
Un tifoso rossonero per sempre.

