L’importante è vincere (non solo il derby) – di Alessio Bosco
Da quanto il nostro mister, Massimiliano Allegri, è tornato a sedersi sulla panchina del Milan, ho preso un’abitudine piuttosto particolare: non mi perdo nessuna delle conferenze stampa pre-partita.
Quei 20/30 minuti di domande e risposte ci raccontano che il mister è simpaticamente ripetitivo; infatti i concetti espressi sono più o meno gli stessi. Ci racconta che l’importante è vincere. Che il calcio è semplice: bisogna segnare ed evitare di prendere goal. E che dobbiamo arrivare a Marzo nelle migliori condizioni possibili, per poter innanzitutto riconquistare la Champions League e poi, solo poi, sognare qualcosina in più. Simpaticamente ripetitivo, scrivevo, ma tremendamente efficace e, soprattutto, decisamente pragmatico e solido.
Ecco, il derby vinto ieri contro l’Inter ci ha fatto vedere un Milan estremamente Allegriano, a chiara immagine e somiglianza di mister Max. Un Milan umile, sornione e con una grande capacità, quella di soffrire insieme. Specialmente nel primo tempo, se dovessimo usare un termine della boxe, ai punti avrebbe meritato l’Inter. Il colpo di testa di Thuram al pronti-via, e i due pali che fanno ancora tremare la porta di Maignan, sono state occasioni ghiotte, limpide, solari per i nerazzurri. Il goal interista non è arrivato; in compenso è arrivato quello dei rossoneri.
Tiro insidioso di Saelemaekers, Sommer non trattiene e tap-in vincente di Pulisic: è 1 a 0. Vedete, ci lamentiamo che il Milan non abbia centravanti, ed in effetti non abbiamo il classico n. 9 alla Giroud. Ma il goal di Christian è eccezionalmente da centravanti. Ho ancora in mente l’accelerazione dello statunitense nel momento del tiro di Alexis. Pulisic aveva già battezzato l’ipotetica respinta di Sommer. Ci ha creduto fino in fondo e si è fatto trovare pronto, dinamica degna del miglior Pippo Inzaghi.
Il Milan, in vantaggio, ha serrato ancor di più le fila, innalzando una convincente trincea. L’Inter attaccava, il Milan difendeva: probabilmente non una condotta sportivamente affascinante ma ripeto, tremendamente solida e pragmatica. Poi il rigore per l’Inter: Pavlovic calpesta il piede di Thuram e arbitro e VAR decretano il tiro dagli undici metri. Sul pallone lo specialista Calhanoglu, non così amato dai milanisti. E lì giunge San Mike Maignan, che prima intimorisce psicologicamente il turco muovendosi un po’, poi si piazza decentrato sulla porta lasciando un angolo invitante alla sua destra, ed infine effettua uno dei suoi balzi felini disinnescando il penalty. Non è un errore di Hakan, è una prodezza di Mike. E, detto fra noi, serve un altro miracolo, ovvero il rinnovo del francese. Impossibile pensare che Maignan, fra due mesi, sia libero di firmare con un’altra squadra. Dirigenza milanista agisci, adesso!
Il Milan vince il derby, di nuovo, come felice tradizione continuata dall’anno precedente. Parlando un po’ con amici milanisti era quasi scontata la vittoria dell’Inter. Una vittoria “statistica”; impossibile prevedere i nerazzurri ancora sconfitti. Ed invece il Milan ha vinto con solidità, conquistando altri tre punti fondamentali per “arrivare a Marzo nelle migliori condizioni possibili”. Adesso serve uno step in più, perché i tre punti sono sempre i tre punti. Anche contro la Cremonese, il Pisa, il Parma erano sempre tre punti, ma non siamo riusciti a conquistarli. Allegri dice che il calcio è semplice, ma ovviamente non è così. Entrano in gioco dinamiche fisiche, psicologiche, emotive, motivazionali, oltre che tecnico/tattiche e di pura fortuna/sfortuna. Il calcio è semplice perché deve diventare semplice: dobbiamo vincerle tutte, a prescindere dall’avversario, ed il mister fa bene ad incantare il disco con queste parole.
L’importante è vincere (e non solo il derby)…


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