Quando il 31 luglio 2024 Strahinja Pavlović è arrivato alla corte rossonera, tutti o quasi i tifosi rossoneri non avevano mica sparato fuochi d’artificio o invaso Casa Milan per festeggiare il suo arrivo come si faceva ai tempi degli acquisti dei vari Nesta o Stam ossia vere e proprie colonne difensive. Era considerato uno dei tanti acquisti del mercato estivo al ribasso fatto dalla proprietà, anche perchè era stato acquistato dal Fußballclub Red Bull Salzburg ed in precedenza aveva vestito le casacche di Monaco, Bruges e Basilea, non proprio squadre di primissimo livello europeo. Il chiacchiericcio tra i tifosi più accaniti era indirizzato al “farà un anno tra alti e molti bassi, non riuscirà ad adattarsi e verrà messo subito sul mercato”. Oggi il serbo è diventato un punto fermo nello scacchiere del Milan di Max Allegri, arrivando a scomodare un paragone illustre con il Giorgione nazionale, con quel Chiello che ha fatto le fortune della Juventus del tecnico livornese. Punto fermo dei suoi cinque anni bianconeri, dei cinque scudetti consecutivi vinti, dove ha collezionato 210 presenze ed 11 gol. Nella crescita di Strahinja c’è tanto di Allegri. Un tecnico che l’ha subito piazzato al centro del progetto in una difesa che aveva urgente bisogno di ritrovare certezze e meccanismi dopo le sciagurate gestioni di Fonseca prima e Conceiçao dopo. Difensore con licenza di incursore perché il serbo ha tanta corsa e tanta gamba. Non va solo a saltare per colpire di testa, ha anche doti offensive. Con quella al Toro siamo arrivati a quattro reti stagionali, tre delle quali decisive: alla Roma, alla Cremonese e al Torino, che ha sbloccato una gara fin lì giocata male dal Diavolo. Pavlovic è, senza alcun tipo di dubbio, il giocatore rossonero maggiormente cresciuto ed evoluto dalla scorsa stagione. Pavlovic sotto porta ha un repertorio completo e qui va dato atto ad Allegri di avergli cucito addosso un vestito tattico alquanto interessante. E, sebbene alle volte ” inciampi” sul pallone quando è sotto pressione, è valido anche tecnicamente: sa dribblare, sa fraseggiare nello stretto e sa calciare. Un anno dopo, Strahinja oltre a essere più sicuro quando deve proteggere, è un valore aggiunto in zona gol. Ed oggi è il quinto marcatore del Diavolo: la storia di un bomber nato per caso ma molto prezioso.

