QUANTO DURA UNA PARTITA DEL MILAN? – di Luca Serafini

Lo scialacquo è stato di 11 punti su 15: contro Cremonese, Parma, Pisa, Sassuolo, Genoa il Milan ha ottenuto 4 pareggi e una sconfitta. La sua classifica è frutto piuttosto del bottino ottenuto contro Inter, Napoli, Roma, Bologna, Juventus con 13 punti su 15 ottenuti. 

Atteggiamento? Maturità? Testa? Di ciascuna voce, un po’. Massimiliano Allegri con questa squadra, picconata dopo lo scudetto e persa in alto mare nell’ultima stagione, sta trasformando l’acqua in vino, su questo non ho mai avuto dubbi: un italiano esperto e vincente in panchina era l’unica soluzione possibile, dopo i naufragi scellerati di Fonseca e Conceiçao. Max ha la sua filosofia, il suo credo, che va molto oltre il modulo, i numeri. Lo ha detto chiaro e tondo nel dopo-partita con il Genoa: “Gli avversari non possono tenere lo stesso ritmo per tutta la gara”, si aspetta per poi colpirli. Gli ha risposto Costacurta: “Il problema è se prendi gol nella prima parte”.
L’attendismo non è un vizio, non è un difetto: è una strategia. Dovrebbe essere corroborata da una diversa qualità, però, quando il pallone lo hai tu. Mai come nelle ultime partite contro Verona, Cagliari e Genoa, questo limite si è visto. Gli avversari hanno controllato agevolmente i primi 45′ non solo e non tanto perché i rossoneri gli hanno lasciato campo, ma perché quando si trattava di ripartire e impostare gli errori tecnici impedivano di raggiungere le punte, di avvicinarsi all’area. Quindi subisci e basta. Poi, è vero, nei secondi tempi è scesa in campo un’altra squadra, con un altro piglio, un’altra determinazione. E Allegri ripete spesso che le partite durano 100 minuti. Un’apparente contraddizione, non fosse che contro il Genoa (è capitato anche alla Juve contro il Lecce e al Napoli contro il Verona) è stato un tiro al bersaglio senza esito. 
Non penso proprio che Allegri vieti al Milan di attaccare, nei primi tempi: attendere per colpire in contropiede è da sempre una filosofia di molti allenatori. E’ impostare il contropiede, la chiave del discorso. E’ la qualità, di cui il Milan potenzialmente dispone in quantità assai superiore rispetto al Genoa (e alla Cremonese, al Parma, al Pisa, al Sassuolo…).
Il dibattito tra difensivisti e offensivisti non si è mai esaurito, non mi ha mai creato pruriti perché poi arriva quello che dice che Sacchi – con il suo pressing asfissiante – era il più difensivista di tutti, mentre Capello ha vinto uno scudetto facendo giocare in coppia Baggio e Savicevic (che con Sacchi sarebbero andati in coppia solo in panchina o in tribuna). Lo stesso Nereo Rocco, accusato di essere un catenacciaro, aveva in squadra contemporaneamente Bigon, Rivera, Chiarugi, Prati e uno dei primi terzini offensivi del calcio moderno, Sabadini (ancor prima di Aldo Maldera). Prima ancora fece giocare insieme Sani, Pivatelli, Rivera, Mora e Altafini, poi Rivera, Sormani, Hamrin e Prati. 
Dunque, quanto dura una partita del Milan? D’accordo sui 100 minuti, ma i primi 45? Certo sarebbe un’altra musica se, con i cambi, Allegri potesse incrementare o non abbassare la qualità della squadra, ma purtroppo fino ad oggi questo è stato uno dei limiti più evidenti, tra infortuni, condizione e inaffidabilità. Ha ragione lui: Inter e Napoli sono più complete, restare agganciati è già un grande risultato. Peccato, però: basterebbe poco per tenere il passo. 

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