Domenica sera a Torino comincia il campionato del nuovo Milan di Rúben Amorim. Dopo un’estate di cambiamenti, investimenti importanti e decisioni anche sorprendenti, la sensazione è che ci siano finalmente motivi per tornare a guardare avanti con entusiasmo. Ma sarebbe sbagliato farlo chiudendo gli occhi davanti ad alcune scelte che continuano a lasciare perplessi.
Ci siamo.
Dopo settimane di mercato, amichevoli, esperimenti, nomi accostati e giocatori messi alla porta, domenica 23 agosto alle 20.45, contro il Torino, tornerà finalmente a parlare il campo. Sarà la prima partita ufficiale del Milan 2026/27, con il debutto a San Siro previsto appena cinque giorni più tardi contro il Venezia.
Ed è difficile arrivare a questo momento senza provare qualcosa.
Perché per noi il Milan non ricomincia mai veramente da zero. Si porta dietro tutto: le delusioni, le notti belle, quelle buttate via, le aspettative tradite e quella voglia quasi irrazionale di convincersi, ogni agosto, che possa essere l’anno giusto.
Questa volta, però, qualche motivo concreto per sperare c’è.
Bisogna ricordarsi da dove arriviamo
Il quinto posto della scorsa stagione brucia ancora.
Settanta punti e una qualificazione in Champions che sembrava nelle nostre mani, prima della sconfitta casalinga contro il Cagliari all’ultima giornata. Il Milan ha chiuso quinto, lasciando il quarto posto al Como per un solo punto e ritrovandosi in Europa League.
Non è stata una stagione disastrosa nei numeri. È stata forse peggio: una stagione che ha dato continuamente l’impressione di poter diventare qualcosa e che, proprio sul più bello, ha lasciato l’amaro in bocca.
Per questo il cambio di guida tecnica ha un peso enorme.
Rúben Amorim rappresenta una rottura con il passato recente. Il suo 3-4-2-1 ormai è evidente, così come l’idea di un Milan che vuole recuperare palla alto, occupare il campo con aggressività e utilizzare gli esterni in maniera completamente diversa rispetto agli ultimi anni.
Non sarà perfetto ad agosto. Sarebbe assurdo pretenderlo.
Ma almeno si intravede un’idea.
E dopo troppe partite nelle quali sembravamo chiedere ai singoli di inventarsi qualcosa, avere un’identità riconoscibile sarebbe già un primo enorme passo avanti.
Ramos può essere molto più di un semplice numero 9
Il primo grande motivo per essere curiosi si chiama Gonçalo Ramos.
Il Milan lo ha acquistato a titolo definitivo dal PSG e gli ha consegnato un contratto fino al 2031. Non stiamo parlando di una scommessa presa sperando che esploda: parliamo di un centravanti che arriva con esperienza internazionale, gol e trofei alle spalle.
Contro il Manchester United è arrivato anche il primo gol rossonero.
Ma, ancora più della rete, sono piaciuti alcuni movimenti, il lavoro per i compagni e la sensazione che finalmente il Milan possa avere davanti un centravanti che viva davvero da centravanti.
Non deve essere il salvatore della patria.
Deve segnare.
E attorno a lui dovrà esserci una squadra capace di portargli palloni nelle zone in cui può fare male.
Il 4-2 allo United ha acceso qualcosa
Le amichevoli estive contano fino a un certo punto. Lo sappiamo.
Il Milan ha pareggiato 2-2 contro il Celtic, fatto 1-1 nel derby con l’Inter e perso nettamente 3-0 contro il Chelsea. Poi, nell’ultimo test, è arrivato il 4-2 contro il Manchester United.
Ed è stata probabilmente la prima partita nella quale il Milan di Amorim ha fatto intravedere qualcosa di realmente interessante.
Pressing alto, recuperi offensivi, quattro marcatori diversi.
E soprattutto un Chukwueze finalmente vivo, autore di un gol e protagonista negli assist per Cissé e Ramos. Poi la rete dello stesso Cissé, il primo sigillo del portoghese e il 4-2 di Loftus-Cheek.
Non significa che siamo pronti per vincere il campionato.
Significa che c’è materiale su cui lavorare.
E c’è anche qualche sorpresa che potrebbe cambiare le gerarchie.
Cissé, per esempio, merita attenzione. Non va caricato di responsabilità impossibili, ma ignorare quello che ha mostrato durante l’estate sarebbe altrettanto sbagliato.
Moreira è il tipo di acquisto che alza le aspettative
Poi è arrivato Diego Moreira.
Ufficiale dal 19 agosto, contratto fino al 2031 e maglia numero 22. Il Milan ha investito una cifra molto importante per strapparlo allo Strasburgo e consegnare ad Amorim un giocatore giovane, esplosivo e perfettamente compatibile con un sistema che chiede moltissimo agli uomini sulle fasce. È un acquisto che mi piace.
Non soltanto per il talento, ma perché sembra nascere da un’esigenza tattica precisa.
Ed è proprio il suo arrivo che ci porta a uno dei punti sui quali è difficile essere diplomatici.
Estupiñán: per me, ad oggi, è una bocciatura
Pervis Estupiñán non mi convince.
Anzi: dopo quello che abbiamo visto nella scorsa stagione e durante questo precampionato, per me ad oggi è una bocciatura.
Troppi passaggi a vuoto, troppa vulnerabilità quando viene puntato, troppo poco in fase offensiva per compensare quello che concede dietro.
Nel derby estivo contro l’Inter è stato ancora una volta in difficoltà: la Gazzetta lo ha valutato 5, sottolineando sia la sofferenza contro Diouf sia l’errore che ha dato origine all’azione del gol nerazzurro. citeturn606544search13
Già a luglio si era parlato con insistenza di una sua possibile partenza verso l’Aston Villa dopo una prima annata giudicata opaca. Alla fine, a due giorni dall’inizio del campionato, Estupiñán è ancora qui e potrebbe addirittura partire titolare contro il Torino.
Spero naturalmente che mi smentisca.
Sarei felicissimo di dover riscrivere queste righe a dicembre.
Ma oggi non riesco a considerarlo una sicurezza per un Milan che vuole tornare ai vertici. E con l’arrivo di Moreira, mi auguro che le gerarchie sulla fascia sinistra possano cambiare rapidamente.
Musah e Loftus-Cheek: capisco Amorim, ma resto scettico
Un altro punto riguarda Yunus Musah e Ruben Loftus-Cheek.
Le indicazioni provenienti dall’estate sono piuttosto chiare: entrambi hanno convinto Amorim e la loro permanenza è diventata decisamente più probabile. Loftus-Cheek, in particolare, è stato utilizzato con grande continuità sulla trequarti e contro il Manchester United ha anche trovato il gol.
Prendo atto delle valutazioni dell’allenatore.
Ma continuo ad avere dei dubbi.
Musah ha atletismo, corsa e capacità di rompere le linee palla al piede. Sono caratteristiche che in determinate partite possono diventare preziose. Però siamo ancora davanti allo stesso interrogativo: quanto riesce realmente a incidere quando il livello tecnico e decisionale della partita si alza?
Dopo diverse stagioni, aspettare ancora che arrivi definitivamente il salto di qualità comincia a diventare un atto di fede.
E personalmente avrei valutato seriamente una sua cessione per liberare spazio e risorse da reinvestire.
Il discorso su Loftus-Cheek è leggermente diverso.
Nel 3-4-2-1 di Amorim il ruolo da trequartista fisico sembra effettivamente cucito meglio sulle sue caratteristiche. Ha forza, inserimento e può diventare devastante quando riceve fronte alla porta.
Il punto è un altro.
Essere utile non significa necessariamente essere un giocatore sul quale costruire il salto di qualità del Milan.
Se Loftus-Cheek resterà come alternativa, arma tattica e soluzione per determinate partite, posso capirlo. Se invece dovesse diventare uno dei cardini offensivi della nuova squadra, qualche perplessità rimane.
La splendida giocata di agosto non può cancellare tutto ciò che abbiamo visto prima.
Adesso tocca a lui dimostrare che Amorim ha visto qualcosa che noi, fino a oggi, abbiamo visto soltanto a intermittenza.
E poi c’è Rafa
Sul fondo rimane il grande tema di Rafael Leão.
Amorim è stato chiarissimo dopo lo United: il portoghese dovrà lottare per conquistarsi il posto. E mentre il giocatore è alle prese con un problema muscolare che dovrebbe tenerlo fuori contro il Torino, il suo futuro rimane inevitabilmente intrecciato anche al mercato.
Forse è quello che Rafa aveva bisogno di sentire.
Niente rendite di posizione. Niente maglie assegnate per diritto acquisito.
Il mercato non è ancora finito
E probabilmente non è nemmeno questa la versione definitiva del Milan.
Proprio oggi, venerdì 21 agosto, Gerry Cardinale è tornato a Milanello per confrontarsi con Amorim e la dirigenza. Sul tavolo ci sono ancora il mercato in entrata e soprattutto le uscite: Fofana, Tomori e Nkunku risultano fuori dal progetto, mentre il Milan potrebbe ancora intervenire con un difensore e un trequartista.
Ed è giusto farlo.
Perché questa rosa ha talento, ma presenta ancora qualche squilibrio.
Il lavoro fatto è importante. Gli investimenti sono stati pesanti. Adesso sarebbe un errore fermarsi a pochi metri dal traguardo e lasciare ad Amorim una squadra incompleta.
Domenica non si decide nulla. Ma comincia tutto
Il Torino non dirà se il Milan vincerà lo Scudetto.
Non dirà nemmeno se Amorim sia l’uomo giusto.
Agosto non emette sentenze.
Ma domenica cominceremo finalmente a capire quale Milan vuole diventare questa squadra.
Vorrei vedere fame.
Vorrei vedere undici giocatori che, quando perdono il pallone, abbiano immediatamente voglia di riprenderselo.
Vorrei vedere Ramos entrare in area sapendo che prima o poi il pallone arriverà.
Vorrei vedere i giovani non avere paura.
Vorrei vedere chi è rimasto nonostante i nostri dubbi — Musah, Loftus-Cheek e soprattutto Estupiñán — costringerci a cambiare opinione.
E vorrei rivedere quel Milan che non considera mai una stagione semplicemente “di transizione”.
Perché possiamo parlare di progetti, bilanci, moduli, algoritmi e mercato quanto vogliamo.
Ma quando arriva la prima giornata succede sempre la stessa cosa.
Si resetta tutto.
Torna quella maglia.
Torna quell’attesa.
Torna quella sensazione allo stomaco pochi secondi prima del calcio d’inizio.
Il Milan riparte da Torino.
Non sappiamo ancora quanto sia forte. Non sappiamo se il mercato ci regalerà qualcos’altro. Non sappiamo se tutti i dubbi dell’estate verranno cancellati o diventeranno problemi.
Ma una cosa possiamo concedercela.
Possiamo tornare a sperare.
Con prudenza, certo.
Ma anche con il cuore.
Perché alla fine siamo ancora qui.
E tra due giorni, quando quella maglia rossonera tornerà in campo per una partita che conta davvero, ci crederemo ancora una volta.
Forza Milan.

