Negli ultimi anni ho notato una cosa assai buffa e particolare del calcio italiano: ogni qual volta una squadra ricopre le posizioni alte della classifica, si va a cercare il pelo nell’uovo per colpirla, andando a scandagliare immagini, filmati e frame al fine di scoprire atteggiamenti e situazioni da manipolare per ingigantire la shitstorm pianificata dai tifosi avversari e da quei mass media che godono (e guadagnano) nell’aizzare e denigrare a random. Le ultime vittime, in ordine cronologico, di questo giochino al massacro sono i milanisti Tomori e Pavlovic, con l’obiettivo finale di colpire ovviamente l’AC Milan.
E’ giovedì, si sta giocando Milan – Genoa a San Siro, siamo sul risultato di 1-1. E’ il minuto 95: l’arbitro Mariani assegna un calcio di rigore al Grifone per un ‘presunto’ fallo di Bartesaghi su Ellertsson. Sul dischetto si presenta il rumeno Stanciu, che spara alto. La sfida finisce in parità. In questi due giorni mi aspettavo i soliti e noiosi dibattiti sul gioco di Allegri, sulla fortuna cessata del Milan e invece no: tutti a parlare di Tomori e Pavlovic, appestati senza un briciolo di moralità.
Il primo è finito sul banco degli imputati per aver esultato in faccia a Stanciu dopo che quest’ultimo ha sbagliato il calcio di rigore. Il secondo, invece, per aver cercato di rovinare il dischetto su cui Stanciu avrebbe poi posizionato la palla per calciare il penalty. Entrambi sono stati accusati di antisportività, trattati come dei criminali, manco fossero degli evasi da Poggioreale. Eppure sono robe che vediamo ogni domenica, sia in Serie A che nelle leghe inferiori.
Ci siamo dimenticati di Dimarco che, nella stagione 2023/24, esulta in faccia a Thomas Henry del Verona in una situazione analoga a quella di Tomori? O devo ricordarvi di Maspero che, nel 2000, in un derby della Mole tra Juventus e Torino, scavò col piede una buca sul dischetto prima del calcio di rigore di Salas? Per non parlare della miriade di bestemmie impunite e simulazioni grottesche che ad ogni turno di campionato condiscono le nostre domeniche. Sono cose di campo, da sempre esistite, con la differenza che adesso i cellulari riprendono ogni cosa, mentre prima passava tutto inosservato e finiva a tarallucci e vino.
Sia chiaro: io sono contrario ad ogni tipo di condotta antisportiva e, per come sono fatto caratterialmente, mai e poi mai esulterei in faccia ad un avversario o mi rifugerei in piccoli mezzucci strategici per portare a casa il risultato. Ma trovo alquanto stucchevole tutta questa ipocrisia e questo finto senso di giustizia che nelle ultime ore aleggia sui social su quei due poveri disgraziati. Perché chi sta attaccando Tomori è qualche tonto interista o napoletano (guarda caso, competitor per lo scudetto) che ha la memoria corta e che si sarebbe voltato dall’altra parte se al posto dell’inglese ci fosse stato uno della propria squadra. Chi ha ripreso Pavlovic è qualche genoano infastidito per aver sbagliato il rigore della vittoria, provando a giustificare l’accaduto cercando un capro espiatorio. Ogni urlo di indignazione nasconde sempre un velo d’opportunismo, specie nel calcio. E’ come quando un allenatore denuncia un torto arbitrale, stroncando il VAR e, la settimana successiva, quando il torto si trasforma in favore, tace e fa finta di niente. Sono tutti onesti, tutti integerrimi, finchè non subentra il conflitto d’interessi e fa il suo ingresso in scena sua maestà omertà.

