“La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi ogni volta che cadiamo.” – Confucio
Lo devo ammettere. Mai, e poi mai, avrei solo lontanamente immaginato un finale di stagione così. Perché il nostro Milan era lì, fiero ed aitante a contendere lo scudetto ai cugini nerazzurri. Lì ad inseguire l’obiettivo: quell’obiettivo Champions League ripetuto conferenza dopo conferenza, come un mantra, da mister Massimiliano Allegri. Lì, ad essere comunque soddisfatti di una stagione insindacabilmente migliore di quella passata. Eppure oggi fatichiamo, non si vince più, non si segna più, e il quarto posto è seriamente a rischio.
Essere in una posizione rischiosa alimenta malumori inevitabili. L’essere umano, quindi il tifoso al suo interno, vive di emozioni che incidono ovviamente sulla memoria, rendendola corta, molto corta. In fondo Allegri ha ragione: nel calcio conta solo il risultato. Se vinci sei top, se perdi sei flop, e se il rendimento è discontinuo si assiste ad un’altalena emotiva che crea solo confusione e amarezza. Vinci e sei grande, perdi e sei piccolo: sbalzi che fan perdere lucidità, compostezza, equilibrio di giudizio. Fan perdere di vista l’obiettivo, per l’appunto.
Quindi qui, in questa sede, mi sento come l’equilibratore della bilancia. Se da una parte abbiamo il tifoso arrabbiato, il giornalista con la penna velenosa, l’opinione che non vede la luce in fondo al tunnel – pur essendo azioni e reazioni comprensibili – io tendo a soffermarmi su qualcos’altro. Non m’importa chi è colpevole, o quali siano le cause del disastro, pur parlandone fra un po’; mi importa non solo di elencare i problemi, ma anche e soprattutto di evocare la necessità di reagire.
Il Milan di Allegri ha sempre avuto nella solidità difensiva il suo marchio di fabbrica, che trovava massima espressione nel 3-5-2. Squadra corta, blocco unito, e poi un goal si trovava. Oggi non è più così. Dietro la difesa è uno scolapasta; il centrocampo non lavora efficacemente e davanti gli attaccanti non segnano, pur avendo delle buone occasioni. La squadra è stanca, demotivata, inerme in un processo regressivo che sembra urlare basta al prosieguo del campionato. Come se non si aspettasse altro di andare in vacanza, di finirla. Ma, riprendendo Confucio, nelle prossime due partite ci si deve rialzare, senza se e senza ma.
Contro l’Atalanta si è visto un Milan fragilissimo, incapace di imbastire azioni efficaci e totalmente nullo in fase difensiva. I bergamaschi erano liberi di fare quello che volevano fra le linee; difesa tenera da tagliare facilmente con un grissino, palloni riconquistati e persi con una facilità disarmante, e un’apatia generale indegna per una squadra di serie A. Tutt’attorno un clima avvilente, dove ognuno ricerca il colpevole su cui scaricare le responsabilità del preannunciato fallimento. Se la società fa di tutto per regalare segnali di mancata coesione e indifferenza ai vitali sogni di successi sportivi – e concordo con le critiche, assolutamente – bisogna ricordare che in campo vanno anche i calciatori, a cui mi rivolgo appellandomi alla loro dignità. Lo stesso Allegri sbaglia nel regalare minuti ad un Loftus-Cheek chiaramente fuori forma, e ad insistere su un Leao obbiettivamente fuori da ogni logica di campo. Gli sbagli ci sono, le cappellate pure, la mancanza di voglia e di energie è evidente. Ma ci si deve risollevare, senza se e senza ma.
Ripeto: non sto qui principalmente per elencare le cause del disastro, ma a chiedere di reagire. A sussurrare a quell’orgoglio di rianimare la fiammella della combattività. C’è tempo per le critiche, per scoccare frecce sui colpevoli, per imparare dalle cadute. Adesso servono 6 punti, senza se e senza ma. Perché il Milan deve tornare a riascoltare le note della Champions League; perché i soldi europei fanno comodo anche alle società più ricche e in voga; perché l’obiettivo dipende da noi, soltanto da noi. Dopo quei 6 punti urleremo a squarciagola “Cardinale Vattene”; pagheremo uno stregone di Hogwarts per costringere Furlani a dimettersi; pretenderemo calciatori di spessore per rimpolpare una rosa buona ma imperfetta; spereremo nel rinnovo di Modric, calciatore totale. Ma fino ad allora il mio pensiero va a quei 6 punti, senza se e senza ma.
In un campo disseminato di macerie ed infelicità, mollare sarebbe vergognoso. Perché anche dalla cenere più densa e pesante, la fenice è capace di risorgere. Voglio 6 punti, senza se e senza ma!

