Sono passate 4 giornate di campionato e una di Europa League dall’inizio della stagione. Un po’ poco per dare un giudizio sul nuovo corso del Milan targato Cardinale, che da questa stagione ha deciso di prendere in mano le redini della squadra. Tuttavia sono già emersi alcuni fattori che suscitano più di una perplessità.
Assodato che Amorim non è stata la prima scelta del proprietario rossonero, una volta scelto il tecnico lo si è assecondato (almeno stando alle notizie riportate dalla stampa) in tutti i suoi desiderata o quasi.
Il passaggio dal calcio difensivo di Allegri a quello “dominante” e offensivo richiede tempo, e su questo non vi è ombra di dubbio. Ma le prestazione dei giocatori in campo fanno sollevare il sopracciglio e storcere il naso.
Questo Milan è ormai da troppo tempo intrappolato tra i fasti del passato e la voglia di rinascere, in un limbo da “vorrei ma non posso”. Tanto, troppo tempo, con l’unica eccezione dello scudetto.
Andiamo con ordine, partendo dalle amichevoli estive, che dicono tutto e niente.
L’estate rossonera è stata caratterizzata da un mercato “isterico”, con acquisti di una certa caratura economica all’inizio e un attesa spasmodica di elementi a completare la rosa alla fine. Rosa che, ad oggi, appare purtroppo incompleta e con alcuni elementi non all’altezza del blasone rossonero.
Le amichevoli, dicevo, sono state un calvario, con un gioco latitante alternato a sprazzi di buona intensità. Poi, sul finire della preparazione, si è cominciato a vedere qualcosa di questo “calcio dominante” voluto da Amorim (ricordo che la stessa impostazione filosofica la fece anche Fonseca, e non finì proprio benissimo…).
E si arriva al campionato con tante speranze e aspettative quanto timori e perplessità.
Torino-Milan 1-2
A Torino si vede un ottimo Milan per 65 minuti. Finché la condizione regge, i giocatori pressano alto, recuperano palla velocemente, l’azione scorre fluida e i tifosi scoprono Cissé, un ragazzino che non difetta di personalità oltre che dotato di mezzi tecnici notevoli. I giocatori si muovono in modo armonico, il pressing alto funziona, si fatica a fare gol ma le occasioni non mancano. Gli ultimi venti minuti sono di sofferenza: finita la benzina ci si difende in modo piuttosto disordinato ma alla fine efficace. Buona la prima. Le reazioni di tifosi e stampa sono molto positive.
Milan-Venezia 2-0
Buona anche la seconda in campionato per i rossoneri, che vincono senza strabiliare. Si sblocca Ramos e un’autorete chiude la partita. Si registra un gioco meno fluido rispetto alla partita precedente e qualche affanno difensivo di troppo. La formazione iniziale è diversa dalla precedente. Emerge la dipendenza difensiva da Gila: fuori lo spagnolo, si soffre terribilmente e si balla in difesa.
Juventus-Milan 1-1
La terza giornata vede di fronte i bianconeri, primo crash test vero della stagione. La prestazione dei rossoneri è opaca. La formazione iniziale lascia più di un dubbio, con Moreira schierato a destra per il suo esordio (e in palese difficoltà), Rabiot sotto punta costretto a giocare sempre spalle alla porta, Estupinian che gioca esclusivamente all’indietro. A dominare è la Juventus, mentre il Milan sembra quello dello scorso anno, arroccato dietro, con enorme difficoltà a sviluppare una manovra. Un deciso passo indietro rispetto alle partite precedenti.
Lazio-Milan 2-2
I rossoneri vanno all’Olimpico con un umore decisamente buono, dato che lo scontro con la Juventus ha mostrato sì delle lacune, ma nel contempo ha dato segnali che la squadra è in grado di reggere e soffrire quando serve. La partita è terrificante (in senso negativo) nel primo tempo, dove il Milan va sotto meritatamente di due gol, e esaltante nel secondo tempo, riuscendo a rimontare lo svantaggio e sfiorando anche la vittoria (immeritata). Emerge la sensazione che Amorim non abbia ancora ben chiaro l’undici da schierare titolare. Si presentano ancora gli atavici problemi del Milan dal post scudetto: giocatori immobili che aspettano la palla sui piedi, mancanza di personalità, approccio alla partita sempre molle e rivedibile. I cambi nel secondo tempo danno la scossa giusta, ma l’ennesima formazione di partenza sbagliata fa storcere il naso ai tifosi. In molti cominciano a fare un parallelismo con la fallimentare esperienza del tecnico con il Manchester United, la sua fissazione su alcuni elementi della rosa palesemente inadeguati (in questo primo scorcio di stagione Loftus-Cheek e Estupinian su tutti) la scelta di impiegare alcuni giocatori in ruoli non loro.
Aggiungiamo la solita frangia di stampa, e purtroppo anche di pseudotifosi rossoneri, che cominciano a criticare Modric cavalcando una frase di Amorim, mettendo in dubbio l’utililtà del fuoriclasse croato, passato da leggenda a pippa nell’arco di 45 minuti. Difficile anche per un genio come Modrice fare un passaggio decente se NESSUNO dei compagni fa movimenti per dettare il passaggio o smarcarsi.
Il secondo tempo di livello ha fatto passare in secondo piano questo malcontento che comincia a covare come le braci sotto le ceneri.
Milan-Benfica 0-2
E si arriva alla disfatta del primo mercoledì europeo.
Già dalla lettura delle formazioni in tanti hanno avuto un sussulto: “ma come, la prima partita del girone, in casa, contro un avversario blasonato, e si fa un turn-over selvaggio?”
I primi 5 minuti sembrano incoraggianti, poi il vuoto assoluto: due gol presi da polli, da palle perse in modo banale a centrocampo, senza contrastare o andando troppo morbidi su avversari decisamente più affamati (e che avevano in campo metà squadra titolare!).
Non è bastata l’atmosfera europea ad animare i giocatori rossoneri. Si è assistito nuovamente ad uno spettacolo di burattini, con giocatori fermi nelle loro posizioni, azioni personali troppo insistite (Cissé, Hutchinson) sfociate in palle perse o con passaggi all’indietro, una fragilità difensiva terrificante (Terracciano passa più tempo a indicare ai compagni dove posizionarsi e poi dimentica di dove si trova lui, Bartesaghi nettamente involuto, spinge poco, difende male e in modo troppo molle, Pavlovic è apparso piuttosto imballato e macchinoso nei movimenti). A centrocampo Jashari più volte ha allargato le braccia sconsolato per mancanza di movimento dei compagni.
Stavolta nemmeno i cambi riescono a raddrizzare la partita: Pulisc, Salaemakers e Rabiot entrano bene ma la fase offensiva del Diavolo produce poco. Ramos invece di pensare a calciare in porta (o tiri per lui), è costretto a fare chilometri per pressare gli avversari e cercare di cucire un gioco inesistente. La sconfitta è pesante e più che meritata.
A fine partita, sui social e su alcune testate è già iniziato il processo ad Amorim. Il tecnico portoghese ha le sicuramente le sue colpe: deve trovare un undici titolare che dia quell’affidabilità necessaria per costruire un processo di crescita costante nel gioco. Dover gestire i giocatori è sacrosanto, cambiare formazione ad ogni partita no.
Però, mi domando, è possibile che sia sempre colpa dell’allenatore? Cambiano gli interpreti nel corso degli anni, ma l’atteggiamento molle, catatonico, distratto mostrato con disarmante regolarità nel corso degli ultimi anni è qualcosa di profondo e “ambientale”. Chi arriva al Milan, a parole dice di capire cosa sia questo club, ma nei fatti questa affermazione viene smentita. Ci sono solo 3 giocatori che in tutte le partite disputate hanno sputato l’anima, correndo e rincorrendo dal primo all’ultimo minuto: Pavlovic, Gila e Chukwueze. Sono lungi dall’essere perfetti, ma almeno danno tutto.
Premesso che serve oggettivamente tempo per costruire una squadra sulle macerie lasciate dalla disfatta della scorsa stagione, ma qualcosa di buono si dovrebbe vedere con costanza, non a sprazzi, migliorando partita dopo partita. Sicuramente la rosa va completata, ma non è nemmeno così scarsa come viene dipinta da molti opinionisti e commentatori (che sono poi lestissimi a salire sul carro quando le cose vanno bene, rinnegando quanto affermato fino a due secondi prima).
L’anno scorso il colpevole di tutto era Leao, adesso questi “signori” stanno puntando il dito su Modric, quasi a voler costringere il club ha immolare i suoi giocatori migliori sull’altare del “giudizio social”.
Credo sia corretto dare ancora un po’ di tempo ad Amorim per plasmare la squadra, ma da parte sua il tecnico deve finire con gli esperimenti e trovare una formazione stabile. Questo darà sicurezza agli interpreti che scenderanno in campo, continuità al modo di giocare e, si spera, aumentare la fiducia di un gruppo che appare fragile dal punto di vista caratteriale.
Alcuni elementi non sono palesemente all’altezza: Estupinian, Loftus-Cheek e Terracciano su tutti. Se si sono tenuti in rosa Camarda e Comotto, li si metta in condizione di poter giocare. Anche pochi minuti ma sarebbero importanti. In difesa si è reintegrato Tomori (difensore che ritengo inaffidabile ma sicuramente meglio di Terracciano), e si è preso un prospetto come Diawara. Anche qui, si cominci a dare qualche minuto anche a loro. Paradossalmente queste mie affermazioni vanno contro quanto detto poco fa circa l’individuazione di un 11 titolare, ma è necessario permettere a chi ha più fame e voglia di mostrare quello che può dare. In questo modo sarà anche più agevole fare le rotazioni necessarie per far rifiatare i titolari. Come sempre ci vuole equilibrio, trovare la rosa titolare, pian piano dare spazio e minuti alle riserve e costruire, finalmente, una squadra vera.
L’avventura 2026-2027 è appena iniziata e ci sono già i “sapienti” che bollano questa come l’ennesima stagione fallimentare. Questi signori hanno già buttato a mare Amorim (talebano incapace), Ramos (bidone), Modric (vecchio e lento), Gila (sempre rotto)…
Personalmente aspetto a dare giudizi, specie così netti e affrettati. Mi auguro che qualcosa scatti nella testa dei giocatori come accadde nel Milan di Sacchi dopo un avvio di stagione tutt’altro che esaltante e l’eliminazione della coppa. Sia ben chiaro che non paragono il livello di quella squadra di fenomeni a questa, solo che succeda la stessa cosa che avvenne allora: un tecnico nuovo, con idee di gioco innovative e tremendamente determinato a perseguire la sua idea ad ogni costo. Se i giocatori si decidono a seguire il mister con fiducia assoluta forse, e dico forse, si fa quello scatto mentale necessario per passare dall’essere solo un’idea di squadra a divenire quel gruppo che possa regalare ai tifosi le soddisfazioni che meritano.
Comunque vada, sempre Forza Milan!

