Bastava poco, veramente poco per portar via l’intera posta in palio, ma alla fine un pari allo Stadium ha sempre un valore.
È un Milan sprecone, ai punti avrebbe meritato di vincere ma, al di là del risultato, tira dritto nel suo percorso, anche grazie alla solidità di una squadra che se la gioca con tutti indistintamente.
La classifica dice tredici punti conquistati in sei partite e, viste le avversarie, la tabella di marcia è praticamente in linea alle attese di inizio campionato. La sconfitta contro la Cremonese è stata ampiamente riequilibrata con i punti presi col Napoli e con la stessa Juventus, e ciò rende il Milan consapevole della sua forza, anche grazie ai pochi gol presi (3) e alle quattro volte che la porta è rimasta inviolata.
La paratona di Maignan su Gatti è stata un autentico prodigio ma conferma quanto il Milan conceda davvero poco agli avversari, per il resto rimane il rammarico delle opportunità sprecate sotto porta.
Contro i bianconeri tre occasioni nitide che potevano dare maggior risalto ad una gara dai due volti. Nel primo tempo la noia ha regnato per via di due squadre che hanno passato il tempo a studiarsi e a giocare senza scoprirsi. Nel secondo, al di là dell’occasione concessa alla Juve, il Milan ha provato a determinare la gara a suo favore e solo l’errore dagli undici metri di Pulisic e i due di Leao hanno lasciato invariato la sfida tra le due compagini.
Se Tudor accoglie favorevolmente il pari, ai tifosi rossoneri cresce il rammarico di non aver portato a casa un risultato migliore.
Allegri a fine gara dice: “…dobbiamo capire il momento della partita. Quando c’è il momento in cui azzannare l’avversario va azzannato”, sottolineando il fatto che quando il Milan aveva la partita in mano doveva essere più cinico e cattivo nel fare gol.
Perché se è pur vero che i gol sbagliati rimangono ininfluenti quando vinci, nel momento in cui non riesci a sbloccare la partita, sono un ostacolo alla vittoria finale e danno un peso differente rispetto alla valutazione della gara.
La linea sottile tra una vittoria o meno è determinata non solo dalla capacità di non prendere gol, e su questo il Milan ha trovato il giusto passo, ma anche dal concretizzare le occasioni che hai a disposizione. Cambiando l’ordine degli attori manca la zampata finale che avrebbe messo un ulteriore tassello sulla strada tracciata.
Qualcuno ha sottolineato come il Milan inizialmente sia stato remissivo, attendista e rinunciatario, regalando un tempo monotono (anche grazie allo stesso atteggiamento della Juve). Ma è anche vero che in quel momento regnava equilibrio e la consapevolezza che c’era ancora tanto da giocare. Nel secondo, nel momento in cui i rossoneri sono cresciuti fisicamente (al netto della parata di Maignan), le occasioni ci sono state e la partita ha preso una piega differente.
Ora il campionato si ferma, con la speranza che le nazionali possano restituire i giocatori in condizione e senza infortuni e poi si ricomincerà con lo stesso spirito mostrato finora: il ritorno di Pioli a Milano con la Fiorentina (una squadra che attualmente in campionato sta faticando), Pisa ed Atalanta, ci diranno qualcosa in più sulle capacità di questa squadra.
Tre sfide che serviranno a dare continuità di risultati e prestazioni e ad aumentare l’autorevolezza che il Milan si sta ritagliando pian piano in questa fase iniziale di stagione. Perché l’occasione persa rimane ma, allo stesso tempo, guardando dentro al bicchiere, si coglie quanto di buono è stato fatto e quanto ancora c’è ancora da fare per migliorare ed essere più decisivi.

