Contro la Roma, nella passata stagione, avremmo sicuramente perso – di Alessio Bosco
Il Milan, a San Siro, batte 1 a 0 la Roma e si conferma in piena corsa quarto posto. Una vittoria fondamentale per rimanere agganciati alle squadre di testa, in uno dei campionati più combattuti e agguerriti degli ultimi anni. Una vittoria che, con la testa rivolta al passato, mi fa sostanzialmente dire che l’anno scorso, una partita del genere, l’avremmo sicuramente persa.
Il primo tempo contro la Roma è stato senz’ombra di dubbio uno dei momenti più complicati dell’odierna gestione Allegri. La squadra è apparsa arrendevole, non coesa, vittima della potente aggressione giallorossa ed incapace di ripartire per capovolgere il fronte. Lo si è notato già contro il Pisa e contro l’Atalanta: i rossoneri, se aggrediti, faticano ad avviare l’azione, ad uscire palla al piede, complice anche qualche errorino di troppo in fase di palleggio.
Se il primo tempo contro la Roma ci avesse visto sotto di tre reti, nessuno avrebbe potuto urlare allo scandalo. La squadra di Gasperini ha avuto occasioni ghiotte, limpide, più complicate da fallire che da mettere a segno. Chiaramente trattasi di poco cinismo romano, col Milan che ha cercato di issare le barricate per far passare il momento. Non hanno contribuito, poi, gli errori di Bartesaghi, il meno positivo di ieri, il cui cristallino potenziale è stato offuscato da una fisiologica mancanza di esperienza.
Nel momento più difficile e buio per il Milan, insospettabilmente, si è accesa una luce, quella di Rafa Leao. Prima uno dei suoi scatti ci procura un calcio d’angolo; il secondo strappo, invece, regala una palla d’oro a Pavlovic che, come un rigore in movimento, mette la palla alle spalle di Svilar. È 1 a 0, vantaggio immeritato ma vantaggio. E se tutto il mondo elogia principalmente Leao – che quelle poche volte che si accende fa ribaltare tutti sul divano – io pongo l’accento su Strahinja. Difensore sì ancora grezzo ma tutto cuore, si è fatto trovare al posto giusto al momento giusto, dopo una galoppata verace verso l’area avversaria. È al momento uno dei giocatori più affidabili della rosa rossonera, e bisogna dargliene atto.
Col vantaggio del Milan, la partita ha letteralmente cambiato copione. I nostri hanno prodotto occasioni a raffica, rientrando dagli spogliatoi con convinzioni ed energie rinnovate. Anche qui, se il Milan avesse raddoppiato, nessuno avrebbe potuto urlare allo scandalo. Poi il fisiologico calo, la Roma in pressione ed il rigore di Dybala – netto – parato da Maignan. Sì, sottolineo parato, perché se la narrativa giornalistica sportiva si concentra sull’errore dell’argentino, io mi soffermo sul balzo felino di Mike, che raggiunge il pallone sapientemente piazzato da Paulo.
Gli ultimi minuti sono stati una sofferenza per il nostro cuore rossonero. La Roma provava, riprovava; il Milan in trincea difendeva bene, infine portando a casa i tre punti. Vittoria, ripeto, fondamentale per stare lì, in mezzo al gruppone di testa, e che certifica un Milan presente, sul pezzo, lontanissimo parente di quello 2024/2025 targato prima Fonseca e poi Conceição. E forse è proprio questo a rendermi contento: il Milan c’è, aldilà delle prestazioni sottotono, aldilà della rosa corta (a cui porre necessariamente rimedio a Gennaio), aldilà degli infortuni, delle assenze e dei mancati goal del centravanti.
Il Milan c’è a tal punto da vincere una partita che, l’anno scorso, avrebbe sicuramente perso…


Lascia un commento